il manifesto 2013.07.23
«Sicurezza» garantita dalla Lockheed
MANLIO DINUCCI
Il satellite più pesante (quasi 7 tonnellate) finora lanciato con
un razzo Atlas: è il Muos-2, messo in orbita pochi giorni fa da Cape Canaveral.
La costellazione di cinque satelliti, di cui due già in orbita e funzionanti,
sarà pienamente operativa nel 2015, annuncia la Lockheed Martin, principale
contrattista del Mobile User Objective System, il sistema di comunicazioni di
nuova generazione, «elemento critico della sicurezza nazionale Usa».
Attraverso le grandi antenne paraboliche di quattro stazioni terrestri, di cui
una a Niscemi, collegherà le unità navali, aeree e terrestri mentre sono in
movimento, in qualsiasi parte del mondo si trovino. La Lockheed Martin comunica
anche di aver messo a punto il primo dei nuovi satelliti Gps III per la U.S.
Air Force, che dal 2014 renderanno cacciabombardieri e droni ancora più letali.
Sempre la Lockheed Martin dà due importanti notizie sul caccia F-35, di cui è
principale contrattista. Ha appena consegnato il centesimo dei 3mila sistemi di
puntamento elettro-ottico, che garantiscono «la sicurezza dei piloti»
permettendo loro di focalizzare gli obiettivi a grande distanza e di lanciare
missili e bombe a guida Gps e laser restando fuori dal raggio d'azione di chi è
attaccato. E alla base aerea Eglin in Florida, dove 28 F-35 hanno già
effettuato 2.300 ore di volo, è entrato in fase di addestramento il centesimo
pilota.
Secondo il programma, saranno formati qui ogni anno, nel centro di
addestramento Lockheed, 100 piloti e 2.200 addetti alla manutenzione. Compresi
gli italiani, addestrati all'uso dei caccia a decollo convenzionale e di quelli
a decollo corto e atterraggio verticale.
L'Italia - conferma la Lockheed Martin senza alcun dubbio sull'esito della
decisione parlamentare - riceverà 90 caccia F-35 in queste due versioni, che
permetteranno alle sue forze di «atterrare praticamente ovunque, comprese basi,
piste danneggiate, località remote e navi con capacità aeree». Delinea così lo
scenario in cui saranno impiegati gli F-35 italiani. I piloti, formati (anche
mentalmente) negli Stati uniti, saranno collegati attraverso il Muos alla
catena di comando del Pentagono, che assegnerà loro gli obiettivi da colpire in
località remote (Medio Oriente, Asia, Africa). Grazie ai nuovi satelliti Gps
III e ai sistemi di puntamento elettro-ottico, sganceranno bombe e missili a
grande distanza dagli obiettivi, rientrando sani e salvi alla base. Dopo le
prime ondate di attacco, anche gli F-35 italiani a decollo corto e atterraggio
verticale potranno atterrare su basi e piste danneggiate, aprendo la strada
alle forze d'invasione.
L'eventuale risposta missilistica del paese attaccato potrà essere
neutralizzata, assicura il Pentagono, grazie al nuovo radar ad alta risoluzione
An-Tpy-2, costruito dalla Raytheon, che verrà fornito anche agli alleati
europei. È un radar che, essendo «rapidamente dispiegabile in posizione
avanzata» a ridosso del paese attaccato, rafforzerà lo «scudo anti-missile» che
gli Usa stanno realizzando per la «sicurezza» dell'Europa. Lo avrà anche
l'Italia mentre andrà all'attacco con l'F-35, definito dalla Lockheed Martin
«il caccia di quinta generazione che garantirà la sicurezza della prossima
generazione italiana».
Vale quindi la pena di spendere 14 miliardi di euro in denaro pubblico per i 90
F-35, che potrebbero essere anche di più, come ha preannunciato il ministro
Mauro. I sacrifici di oggi serviranno a garantire la «sicurezza» di domani.
Nell'avamposto da cui partono le «guerre umanitarie» dell'impero.